Con i testi Come io vedo il mondo-La teoria della relatività e Pensieri, idee, opinioni, editti entrambi in versione economica dalla Newton Compton, è possibile scorgere una parte del pensiero di Albert Einstein (quello filosofico), che passa spesso in secondo piano, rispetto all’immensa portata delle sue teorie scientifiche, che lo collocano di diritto tra i più grandi fisici della storia. La maggior parte delle persone conosce Einstein come il più importante fisico del XX secolo. Ma Albert Einstein, premio Nobel per la Fisica nel 1921, non era solo questo. Era anche un filosofo, come altri straordinari scienziati e matematici che lo hanno preceduto: Copernico, Kepler, Galilei, Cartesio, Newton, Leibniz, per citarne alcuni.

Non è semplicissimo avvicinarsi ad Einstein da un punto di vista filosofico, proprio perché egli non è stato un filosofo nel senso tecnico del termine, né ha elaborato un proprio autonomo sistema filosofico nel vero senso della parola. Inoltre, cosa non di poco conto, la “filosofia” di Einstein, in termini di etica, estetica, ecc., è stata interpretata in modi molto diversi, questo perché Einstein è molto ambito e ognuno, in maniera più o meno onesta, ha cercato di tirarlo dalla sua parte. Si è soliti maldestramente collocarlo ai poli estremi di scuole di pensiero diametralmente opposte: sostenitore di una filosofia empiristica secondo alcuni (per esempio l’interpretazione di Schlick va in questo senso) e difensore di una filosofia platonico-razionalistica per altri, con tutte le posizioni intermedie che lo fanno gravitare più o meno vicino a queste due estreme concezioni. Parlare in questi termini del pensiero di Einstein non solo è riduttivo ma è anche poco utile. Tuttavia è sufficiente fare una sola precisazione che colloca Einstein in una posizione equidistante da entrambe queste categorizzazioni, che è bene ribadire, sono solo semplici convenzioni utilizzate da critici e studiosi a posteriori.

Secondo l’interpretazione più accurata e la lettura più attenta di questi frammenti einsteniani, possiamo affermare che accanto all’indagine empirica, dalla quale non si può certamente prescindere, Einstein introduce dimostrazioni di carattere squisitamente matematico. Sostiene infatti di non essere convinto nell’induzione matematica, di non credere cioè che anche i concetti matematici derivino dall’esperienza e quindi da un’indagine empirica. La matematica è più precisamente un’invenzione della mente umana. Ed è questo che ha portato qualcuno a definire Einstein un platonico. Ma nel dire “invenzioni della mente umana”, probabilmente Einstein intende affermare che questi concetti matematici, dal vago sapore kantiano, non possono essere ricavati anch’essi da dati empirici, ma non hanno d’altro canto, neppure un carattere conoscitivo a sé stante, se non in diretta relazione proprio con quel dato scaturito dall’esperienza che viene successivamente elaborato.

Al di là di queste precisazioni, se ci addentriamo all’interno di Come io vedo il mondo-La teoria della relatività e dei Pensieri, idee, opinioni, due testi dove vengono raccolte le arcinote teorie scientifiche, entriamo in contatto anche con l’aspetto umano, morale, spirituale e filosofico dello scienziato. Scopriamo un Einstein sotto una veste diversa ed è sorprendente constatare come un genio fisico e matematico di questa caratura, abbia potuto abbinare a quella straordinaria dote, una squisitezza linguistica e una visione filosofica del mondo, tanto accurata e profonda.

“La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile”.

“Gli ideali che hanno illuminato la mia strada sono stati il bene, la bellezza e la verità”.

“Tutte le religioni, le arti e le scienze sono rami di uno stesso albero. Aspirano tutte a nobilitare la vita dell’uomo, sollevandola dal livello della mera esistenza fisica per condurre l’individuo verso la libertà”.

“Il valore di un uomo va ravvisato in ciò che dà, non in ciò che riesce a farsi dare”.

“Abbiamo il diritto di essere convinti che la natura è la realizzazione di tutto ciò che si può immaginare di più matematicamente semplice”.

“Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l’oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo con cui l’esercitiamo su noi stessi”.

“Per me l’elemento prezioso nell’ingranaggio dell’umanità non è lo Stato, ma è l’individuo creatore e sensibile, è insomma la personalità; è questa sola che crea il nobile e il sublime, mentre la massa è stolida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti”.

 

Lo spessore filosofico di Einstein

Albert Einstein si rende conto dell’esistenza di problemi filosofici enormi quando l’uomo si relaziona col mondo. È uno scienziato e come tale è convinto di avere dinnanzi una realtà che deve essere studiata e compresa attraverso concetti scientifici, ma non rinuncia mai ad espandere la sua osservazione oltre questa stessa realtà, fino ad affermare concetti di questo tipo: “la cosa più incomprensibile dell’universo è la sua comprensibilità“. Einstein più precisamente è un filosofo-scienziato e non potrebbe essere altrimenti. Lo si scorge ovunque in queste righe, ognuna delle quali apre svariate e numerosissime interpretazioni della vita. Da qui ne deriva la scelta del titolo: Come io vedo il mondo, perché da questa originale visione del mondo, se ne dipanano mille altre.

La stragrande maggioranza degli studiosi del pensiero di Einstein sottolineano l’importanza da lui attribuita al concetto di semplicità, e questo è un concetto squisitamente filosofico; uno dei concetti su cui si basa per esempio la poderosa metafisica di Leibniz. Einstein pensa alla semplicità come a una regola che ci permette di cogliere la natura nella sua essenza, perché la natura è semplice, quindi di conseguenza razionale e se vogliamo coglierla anche attraverso la nostra immaginazione, dobbiamo prima di tutto noi stessi, rendere queste immagini le più semplici possibili. Egli afferma infatti che l’immaginazione è più importante della conoscenza.

Ad ispirare la teoria della relatività furono proprio due filosofi: Ernst Mach e David Hume. Einstein stesso ne riconosce il merito in riferimento alla lettura delle loro opere, in una lettera scritta nel 1915 a Schlick: “hanno avuto una grande influenza sui miei sforzi, sia Ernst Mach e ancora molto di più Hume, il cui trattato sulla comprensione, ho studiato con entusiasmo e ammirazione, poco prima di trovare la teoria della relatività. Senza questi studi filosofici, non posso dire che la soluzione sarebbe arrivata”. Alla base della relatività ristretta c’è infatti la famosissima formula E = mc2, destinata a diventare l’equazione per eccellenza della fisica. Ma non sarà questo l’unico caso perché Einstein costantemente si richiama alla filosofia. Cita per esempio un famoso pensiero di Schopenhauer, fonte per lui di impressione e di ispirazione: “È certo un uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che non vuole”. Il filosofo di Danzica viene più volte elogiato dallo scienziato così come Spinoza.

All’interno della riflessione del fisico è sicuramente degno di nota il passaggio dove Einstein parla di religione, distinguendo la religione del terrore, come forma primitiva poi convogliata nella cosiddetta religione morale che include in percentuali più o meno elevate quella del terrore, per esporre infine la religione cosmica, quella pura, che non conosce dogmi, che conduce attraverso l’impulso più potente e più nobile alla ricerca scientifica.

Einstein è chiaramente dentro la filosofia, anche se qualcuno è riuscito ad affermare che per lui quello della filosofia è un terreno improprio e sconosciuto. Niente di più lontano dalla realtà. Non dimentichiamoci che il termine “scienziato” è piuttosto recente e fino a qualche secolo prima con l’appellativo di filosofo si ricopriva anche quello di scienziato. Dire che la grandezza di Einstein sia tutta di natura scientifica non è onesto nei confronti della antecedente riflessione filosofica, senza la quale quella grandezza non si sarebbe mai potuta dispiegare nei termini e nelle modalità con cui si è manifestata.

La filosofia si occupa di tutte le discipline, non perché è competente di qualcosa, ma perché non accetta qualcosa. Se Einstein avesse accettato il mondo, la fisica, la realtà così come l’aveva ricevuta in eredità, non avrebbe mai potuto elaborare la straordinaria teoria che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Einstein è stato molto di più di uno scienziato, perché ha pensato, perché si è posto le giuste domande, perché ha agito da filosofo.

Il fascino di Einstein sta certamente nel ruolo che egli ebbe avuto nello sconvolgere la fisica classica, ma non è assolutamente da sottovalutare la funzione che il suo pensiero rivestì nel dibattito filosofico e ciò che le sue teorie sollevarono, scatenando svariate prese di posizione. Ma la sua grandezza non sta solo nella sua intelligenza. Risiede anche nella sua umiltà, caratteristica tipica dei veri scienziati e dei grandi filosofi, che sanno benissimo di poter solo scalfire superficialmente l’insondabile mistero dell’Essere e che sono consci del fatto che non solo non esiste una verità assoluta ma anche che il cammino dell’uomo per giungere alla piena consapevolezza di sé è lunghissimo e molto, molto complicato.