I vangeli gnostici da sempre sono stati degli scritti di straordinaria attrazione, grande fascino e sorgente di nuove e interessanti chiavi di lettura per capire Gesù Cristo e il cristianesimo. Il Vangelo di Tommaso è stato ritrovato nel 1945, da alcuni contadini, nei pressi di Nag Hammadi, una cittadina dell’Egitto centrorientale. Diversi studiosi ritengono i ritrovamenti di Nag Hammadi più importanti dei rotoli ritrovati a Qumram due anni dopo. L’importanza di questi testi è indubbiamente notevole, non solo perché alcuni ricercatori ritengono che il Vangelo di Tommaso sia stato scritto prima dei quattro vangeli canonici e che abbia attinto dalla fonte Q, la fonte orale che tramandava direttamente il messaggio di Gesù, ma anche per l’immagine stessa di Gesù che viene proposta: un maestro di sapienza, un illuminato, un saggio che ci sprona a trovare in noi la salvezza.

Il Vangelo di Tommaso, insieme a tutta una serie di testi chiamati apocrifi, cioè testi esclusi dal canone delle Sacre scritture, è stato sottoposto a distruzione da parte della chiesa fin dai tempi dei primi concili ecumenici. Nel corso dei secoli gli gnostici, gli ariani, i nestoriani, i monofisiti, i bogomili, sono stati per decenni perseguitati dalla chiesa romana d’oriente e d’occidente. Per non parlare dalla crociata contro i catari, all’inizio del 1200. Un vero eccidio in nome e per conto della fede. Per fortuna qualche scritto è giunto a noi, ha superato le avversità del tempo e degli uomini, ha attraversato ostacoli inverosimili e pregiudizi epocali, e oggi si rivela in tutta la sua originalità.

 

I Concili ecumenici

Prima di imbatterci nel testo è utile fare alcune brevi puntualizzazioni e premesse sul contesto storico in cui si è sviluppato il Vangelo di Tommaso e il cristianesimo stesso, come fenomeno culturale e sociale.

Attraverso i concili ecumenici gli imperatori dell’impero romano d’oriente e le diverse cariche religiose, rappresentate dai vescovi cristiani, stabilivano la linea religiosa da seguire e si pronunciavano su tematiche controverse attinenti alla fede. Stabilivano in parole povere cosa era ortodossia e cosa invece era eresia. I concili furono largamente utilizzati fin dal 300 almeno a tutto il 700, per poi perdere importanza col passare del tempo. In queste riunioni con i membri della gerarchia religiosa il peso dell’imperatore era decisivo per orientare le decisioni della curia di Costantinopoli.

I primi quattro concili furono i più importanti, e ci servono per capire come si è sviluppato il cristianesimo nella sua ortodossia, non dimenticandoci che il cristianesimo diventa religione tollerata nel 313, con l’Editto di Tolleranza, attuazione da parte di Costantino e Licinio dell’editto del 311 di Galerio e diventa religione ufficiale dell’impero romano nel 380, con l’Editto di Tessalonica emanato dall’imperatore Teodosio.

Partiamo dal primo concilio, il Concilio di Nicea del 325. L’imperatore era Costantino. Con questo concilio si dichiara eretico l’arianesimo. L’arianesimo era una corrente del cristianesimo che affermava la schiacciante prevalenza della natura umana rispetto a quella divina in Gesù Cristo. Nel 381 con il Concilio di Costantinopoli si ribadisce la linea secondo cui l’arianesimo doveva essere estirpato. Ci vollero anni per sradicare l’arianesimo dall’Europa e dal vicino oriente. Nel 431 viene convocato il Concilio di Efeso. Con questo concilio si dichiara eretico il nestorianesimo. Si tratta di una corrente cristiana, teorizzata da Nestorio, che sostiene che la Vergine Maria è Christotòkos (cioè madre di Cristo) e non Theotòkos (cioè madre di Dio).

Vent’anni dopo, nel 451, abbiamo il Concilio di Calcedonia, dove c’è la condanna del monofisismo. Secondo i monofisiti in Gesù Cristo domina solo una natura e cioè quella divina. Seguono altri concili che di volta in volta dettano la linea da seguire, dichiarando eretica ora quella, ora questa corrente, e affermando e ribadendo sempre la linea prevalente che è stata, fin dalla metà del 400, quella diofisita, ovvero la dottrina delle due nature, umana e divina, presenti in Gesù Cristo, sgorganti da un’unica ipostasi.

Per rendere meglio l’idea sul livello dello scontro e delle diverse posizioni in campo è sufficiente far presente come in piena fase iconoclastica, abbiamo due concili molto importanti dove vengono dichiarate eretiche le correnti opposte rispetto a quelle prevalenti nel preciso momento storico in cui vengono avvalorate. Nel 754 con Costantino IV, si dichiara eretica l’iconodulia (il culto delle immagini), mentre nel 787 con Irene (prima e unica basileus donna), si ripristina il culto delle immagini e si dichiara eretica l’iconoclastia (la distruzione delle immagini).

Questa doverosa premessa incentrata sui concili è utile per capire come la chiesa, fin dalle origini, avesse interesse a rimuovere, ricorrendo anche a sistemi molto duri, quelle correnti che non riconoscevano autorità al potere istituzionalizzato, contestando la riduzione della spiritualità in un organizzazione strutturata. I seguaci di queste dottrine chiamate “eretiche” avevano un alto profilo teologico e soprattutto filosofico. Queste correnti sono state messe al bando per questioni apparentemente teologiche, ma il motivo vero per cui non si volle una loro proliferazione è stato chiaramente di natura politica, così come è sempre stata di natura politica l’infinita diatriba tra chiesa d’oriente ortodossa e chiesa romana d’occidente.

Tra l’altro, gli alti profili religiosi che disquisivano così ardentemente attorno a tematiche filosofiche sulla natura di Cristo, potevano farlo perché avevano una formazione classica alle spalle, in quanto si erano formati con i testi di Platone, di Aristotele e di Plotino, da cui il cristianesimo ha attinto a piene mani. Tuttavia non perdevano occasione di rinnegare la loro stessa formazione pur di far prevalere una precisa linea teologica che puntualmente rafforzava il loro ruolo e la loro istituzione. Soprattutto lo gnosticismo era davvero un grosso pericolo, perché poneva l’accento sul percorso iniziatico del singolo, campanello d’allarme inquietante per il potere religioso ecclesiastico istituito, che vedeva depotenziato, qualora questa dottrina avesse avuto molto seguito, il suo raggio d’azione e d’influenza.

 

Lo gnosticismo

È proprio sullo gnosticismo che la vale la pena di soffermarci un attimo anche perché il Vangelo di Tommaso è un vangelo gnostico. La parola gnosticismo deriva dal greco gnòsis che significa conoscenza. Nella scienza delle religioni indica una forma particolare di conoscenza che si realizza come dono divino rivelato agli adepti grazie ad una sorta di illuminazione interiore, in seguito ad un percorso iniziatico. La gnosi è dunque una dottrina di redenzione individuale. Lo gnosticismo è una forma di sapere e di cultura molto originale che si sviluppa pienamente soprattutto ad Alessandria d’Egitto nel II e nel III secolo. Dove  si colloca lo gnosticismo e come dobbiamo considerare il Vangelo di Tommaso che è il testo gnostico per eccellenza?

È molto complicato pervenire a conclusioni univoche accettate indistintamente da tutti. Storici, teologi e studiosi si dividono. Benché lo gnosticismo raggiunga il suo apice nel III secolo, secondo alcuni studiosi vi sono concetti dello gnosticismo che hanno radici precristiane. Personalmente ritengo che questa sia una posizione abbastanza condivisibile. Lo gnosticismo è collegato alle religioni misteriche; sicuramente ha delle assonanze con lo zoroastrismo e con l’ermetismo, inoltre ha una stessa visione e stessi concetti portanti con la scuola pitagorica e con il neoplatonismo. Affermare che si sia sviluppato prima del cristianesimo è per certi versi, vista la struttura dottrinale che presenta, abbastanza legittimo. C’è chi sostiene che la dottrina gnostica è la forma più antica del cristianesimo e anche questa è una tesi che ha un suo solido fondamento in quanto il cristianesimo delle origini, con una struttura orizzontale e non piramidale e verticistica è più vicino allo gnosticismo che al cristianesimo attuale.

Secondo altri, infine, lo gnosticismo è semplicemente una delle tante correnti eretiche, come quelle che abbiamo visto. Niente di più. Questa posizione ascrive lo gnosticismo al ruolo di comparsa sacrilega nel magma della formazione del dogma cristiano. Una delle tante teorie scartate poi dal rigore della teologia prevalente. In questo caso specifico però, eliminare lo gnosticismo era operazione da portare a termine con estremo rigore e fermezza.

Questa diversa interpretazione delle vicende e della figura di Gesù Cristo, dei suoi insegnamenti, del suo linguaggio rispetto a quella più antica ed “ufficiale” dottrina del cristianesimo di stampo paolino, era particolarmente pericolosa perché, come abbiamo detto, a differenza delle altre, poteva far saltare l’impianto stesso istituzionale della chiesa, prima ancora che potesse erigersi e dispiegarsi interamente. Per questo la chiesa cristiana lo ha combattuto fermamente fin dall’inizio del II secolo, senza sosta. Era in gioco la sua stessa sopravvivenza, che sarebbe stata garantita anche grazie alla sua eliminazione.

 

Il Vangelo di Didimo Giuda Tommaso

Il Vangelo di Tommaso è stato scritto da Tommaso, apostolo di Gesù, conosciuto ai più per via dell’episodio, attestato solo dal Vangelo di Giovanni, in cui dubita della resurrezione di Cristo. Questo testo lo rivaluta in maniera a dir poco clamorosa, per via del fatto che è a lui che Gesù confida i segreti più importanti, a lui riserva le parole più incoraggianti e solenni, ed è con lui che Gesù intesse una relazione di profonda simbiosi. Non a caso Didimo significa gemello. Il testo, la cui attribuzione a Tommaso è stata dichiarata dalla chiesa come pseudoepigrafa, cioè falsa, consiste in 114 detti che iniziano perlopiù con “Gesù disse”.

È un testo scritto in copto, di una bellezza letteraria, di una profondità filosofica e di una linearità linguistica davvero notevole, eguagliata solo dal Vangelo di Giovanni. Quest’opera rispecchia la visione di fondo dello gnosticismo, dove acquista un’importanza senza precedenti (non si trova infatti nei vangeli sinottici) l’insegnamento di Gesù legato alla rivelazione della conoscenza e dell’illuminazione, che può essere acquisita da ogni essere umano, individualmente. È necessario fare molta attenzione. Qui Gesù non parla di peccato e pentimento ma esclusivamente di illuminazione. Nel Vangelo di Tommaso Gesù allude al riscatto, in quanto negli uomini dimora il divino; essi stessi sono parte del divino.

Gesù qui emerge come un maestro di saggezza che esorta gli apostoli alla conoscenza più profonda. È chiaro che un messaggio del genere non poteva essere accettato dalla cristianità istituita. A cosa serve una struttura religiosa organizzata, che controlla, diffida, punisce e perdona i fedeli, detta loro la linea da seguire sul come, dove e quando pregare, a cosa serve un’istituzione simile se l’uomo può raggiungere la piena conoscenza e la piena consapevolezza della sua natura divina da solo, attraverso un percorso di profonda dedizione e ricerca interiore?

Il Vangelo di Tommaso, tra i testi apocrifi, è indubbiamente il più importante e il più antico. È probabile sia antecedente perfino ai vangeli canonici, o quantomeno è contemporaneo e ha subito diversi influssi che hanno generato una sorta di stratificazione. Ci sono fonti da cui hanno attinto sicuramente gli evangelisti e lo stesso Tommaso ha attinto a sua volta dai vangeli canonici. Alcuni detti sono praticamente simili ai detti evangelici, (per esempio il detto 101 e il 114).

Alcuni loghìa sapienziali sono molto interessanti come il 68 oppure il 43. Altri sono decisamente enigmatici, adatti ad una lettura esoterica, per iniziati, come il 98 e il 110. Infine troviamo alcuni loghìa di natura squisitamente gnostica e sono i detti più controversi, perché esaltano il carattere gnostico del testo e di contro minano alle fondamenta l’importanza e l’utilità di una chiesa strutturata ed organizzata gerarchicamente.

Rivestono a mio avviso un’importanza essenziale i detti che affermano che il regno di Dio è già presente qui e ora, ed è dentro di noi, concetto che comunque troviamo anche in Luca 17,21. In secondo luogo il fatto che per entrare in relazione con Dio è indispensabile avviare un processo di conoscenza interiore di se stessi e questo rimanda in maniera inoppugnabile all’insegnamento socratico del conosci te stesso. Infine il punto nevralgico e secondo me più importante in cui si rivendica la presenza di Dio ovunque: un continuo e incessante riferimento all’Unità e all’Uno e quindi ad una visone olistica del cosmo.

 

Conclusioni

Oggi si sta iniziando a leggere e a studiare il Vangelo di Tommaso senza pregiudizi. Anche se sulla sua autenticità oramai c’è un parere pressoché univoco, è indubbio che il testo fatica ad essere accettato e legittimato. L’opera tuttavia è difficile da cogliere e da recepire soprattutto per coloro che necessitano di un valido e solido supporto dogmatico esterno, anche se le condizioni sociali della nostra epoca stanno sempre più spingendo gli individui a formarsi spiritualmente in maniera autonoma e critica. La strada è molto lunga ma l’idea di un percorso individuale conoscitivo e spirituale oramai sembrerebbe aver fatto breccia in alcuni cuori e in alcune menti, stanche e vessate, e questa sarà l’ennesima grande sfida delle prossime generazioni.

Tra le varie edizioni consiglio Il Vangelo di Tommaso, Harmakis Edizioni e Il Vangelo di Tommaso, Arkeios Edizioni. Sono due case editrici non molto conosciute ma decisamente attive e con un interessante catalogo.

 

Concludo con alcuni significativi detti, presenti nel libro, sui quali credo che ogni lettore possa costruirsi, in maniera critica e obbiettiva, una propria opinione e possa utilizzarli per una sana e proficua riflessione.

 

Colui che trova il senso segreto di queste parole non assaggerà la morte. Chi cerca, non smetta di cercare finché non trova e quando troverà, resterà sconvolto, e così sconvolto farà cose meravigliose e regnerà sul Tutto

I discepoli dissero a Gesù: “Dicci quale sarà la nostra fine!” Gesù rispose: “Voi che avere conosciuto il principio perché vi preoccupate della morte? Infatti dove è principio là è la fine. Felice colui che vive sempre nel principio e sa cos’è la fine e non assaggerà le morti”

Gesù ha detto: “consideratevi di passaggio”

Gesù ha detto: “se vi dicono: da dove venite? Rispondete loro: “noi siamo usciti dalla luce, di là dove la luce si forma uscendo dall’Uno stesso. Essa si espande e si manifesta, vivente, negli Archetipi […] “è allo stesso tempo movimento e quiete”

Un discepolo gli disse: “in quale giorno i morti troveranno pace e in quale giorno verrà il nuovo mondo? “Lui rispose: Ciò che voi attendete è già avvenuto ma voi non ve ne siete accorti”

Gesù ha detto. “io sono la luce che si diffonde su tutti. Io sono il Tutto. Tutto esce da Me e il Tutto ritorna in Me. Tagliate del legno: io sono lì. Sollevate una pietra, lì mi troverete 

Io Gesù Cristo vi dico – Se uno trova se stesso, il cosmo è nulla davanti a lui