Media e potere e un’opera di Noam Chomsky, docente emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology, linguista, saggista, scienziato cognitivista e teorico della comunicazione di fama mondiale. Si tratta di una raccolta di brevi saggi, edita dalla Bepress Edizioni, attraverso i quali lo studioso affronta la tematica del rapporto tra i mezzi di comunicazione, potere e controllo sociale, mediante una concisa ma efficace analisi critica concernente le strategie di addomesticamento e di massificazione dell’individuo. Tra i quattordici brevissimi saggi che troviamo in Media e potere, emergono soprattutto le celeberrime 10 regole del controllo sociale[1] e Il Principio della rana bollita, che rappresentano l’apice di quella che possiamo definire una riflessione sotto il profilo storico e sociale, riguardo appunto le diverse strategie che il potere ha messo, e continua a mettere in atto per manipolare la società.

I media. Chi sono realmente? La propaganda

Partiamo dai media. Chomsky afferma che i principali media sono rappresentati da grandi aziende che sono possedute da società ancora più grandi. Esse, come è logico presupporre e come d’altronde fanno tutte le imprese, vendono un prodotto (nella fattispecie il pubblico) al mercato. Qual è il mercato? Il mercato è quello della pubblicità, con un giro d’affari vertiginoso. Ergo il prodotto è l’audience. Abbiamo, sinteticamente, grandi imprese che vendono un pubblico ad altre imprese. Ne deriva necessariamente che l’immagine del mondo che queste imprese presentano, rifletta in maniera pressoché esatta non solo gli interessi, ma anche i valori dei venditori, degli acquirenti e del prodotto. Questo è già un elemento che dovrebbe farci riflettere.

Il potere dei media, che prevede un interscambio continuo tra grandi imprese, governo e media stessi, è enorme e viene esercitato attraverso diverse forme. Una di quelle su cui Chomsky si sofferma maggiormente consiste in un sistema dottrinale che produce la cosiddetta propaganda, nata con la presidenza di Thomas W. Wilson nel 1916, ventottesimo presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1913 al 1921.

Quella di Wilson era un’amministrazione favorevole alla guerra (infuriava all’epoca la Prima guerra mondiale), ma doveva fare i conti con un popolo statunitense pressoché pacifista. Infatti gli americani ritenevano che non ci fosse nessun motivo per intervenire nel conflitto. L’analisi storica di Chomsky è impeccabile. L’amministrazione Wilson istituisce un apposita commissione, la Commissione Creel, che nel giro di pochi mesi riesce incredibilmente a trasformare una popolazione pacifista in un popolo di fanatici guerrafondai. Come ci riesce? Come raggiunge questo incredibile obiettivo? Ci riesce mediante la propaganda, che se appoggiata dalla classi colte non lascia spazio al dissenso e può avere un effetto dirompente.

Il secondo aspetto che è doveroso mettere in evidenza è stata l’intuizione di una figura di spicco dei media, Walter Lippmann, che sosteneva caldamente che le nuove eccellenti tecniche della propaganda potessero essere utilizzate per fabbricare consenso e per rovesciare l’opinione della popolazione. Una frase non da poco. Costui ci credeva talmente tanto che a tal proposito auspica la creazione di una “classe specializzata”di “uomini responsabili”. Uomini che avrebbero dovuto avere il compito di “comprendere gli interessi comuni”, prendere delle decisioni e gestire tutto il sistema politico, economico e ideologico. Una sorta di gruppo di illuminati.

E la maggioranza della popolazione? Beh, il suo destino era ovviamente quello di stare fuori da questa cerchia e svolgere il compito di “spettatore”. Uno spettatore che non partecipava in nessun modo a nessuna scelta, tantomeno all’azione, e che veniva intrattenuto con mediocri e insignificanti contenuti televisivi. Ebbene la popolazione ridotta così all’apatia, all’obbedienza e alla passività era pronta per sorbirsi l’unica realtà creata dai media, intenti a fabbricare una precisa opinione, falsificare radicalmente la storia e creare una schiera di nemici immaginari. Guardate cosa scrive Chomsky su quest’ultimo punto:

“C’è sempre un’offensiva ideologica che costruisce un mostro, e poi organizza una campagna militare al fine di annientarlo. Se il nemico è in grado di difendersi, questa strategia diventa troppo pericolosa; ma se c’è la certezza di poterlo sconfiggere, allora si parte all’attacco e tutti potranno tirare un sospiro di sollievo per lo scongiurato pericolo”

Fabbricare il consenso per rovesciare l’opinione. L’isolamento

Per la costruzione del consenso il sistema tende a tenere separati i media, la scuola e la cultura popolare. Le dottrine e le ideologie devono essere interiorizzate da coloro che ambiscono a servire il potere. Nessuno può andare a formare la classe specializzata  se prima non dimostrerà elevata capacità di interiorizzazione. Questo è un passaggio cruciale. Chomsky parla di un sistema scolastico destinato agli “uomini responsabili”, profondamente indottrinati sui valori e sugli interessi del potere. Il resto della popolazione verrà distratto e verrà distolto dai veri problemi.  L’obiettivo è quello di separare quanto più possibile gli esseri umani, isolarli come individui, e siccome la maggior parte non possiede gli strumenti per rafforzarsi nell’isolamento, essi non potranno mai rappresentare un vero problema. Ecco con quale lucidità Chomsky espone la questione:

“Quando la maggioranza ignorante e deficiente sta insieme può capitare che si faccia venire strane idee. Se invece si tengono gli individui isolati, non è interessante se pensano e quello che pensano. Dunque bisogna tenere la gente isolata, e nella nostra società ciò significa incollarla davanti alla televisione. Una strategia perfetta. Sei completamente passivo e presti attenzione a cose completamente insignificanti che non hanno alcuna incidenza. Sei obbediente. Sei consumatore”

Il principio della rana bollita

Concludiamo esponendo brevemente il principio della rana bollita, ultimo saggio presente in Media e potere. Si tratta di una teoria che si fonda su una straordinaria metafora usata da Chomsky attraverso la quale viene evidenziato come i cittadini accettino la scomparsa di valori fondanti della comunità, il deterioramento culturale, la deriva sociale, i soprusi, le angherie ecc. in maniera assolutamente passiva.

Chomsky nell’esporre la metafora invita a pensare a un pentolone d’acqua dove all’interno c’è una rana, con la fiamma sotto la pentola. L’acqua lentamente si riscalda e da fredda diventa tiepida. La rana però non se ne cura e trovandola ancora gradevole continua a nuotare. La temperatura sale e l’acqua si riscalda sempre più. La rana si stanca ma continua a nuotare. La temperatura sale ancora, l’acqua adesso è calda ma la rana non ha forza di reagire, la sopporta fino a quando, stremata, cessa di muoversi, perde i sensi e infine muore bollita.

Aggiungerà Chomsky: “Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente in acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa e sarebbe balzata subito fuori dal pentolone”. La metafora non necessita di alcuna spiegazione perché è fin troppo chiara.

“Quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta – sfugge alla coscienza e non suscita – per la maggior parte del tempo – nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta”

I cambiamenti drastici non possono essere fatti in maniera violenta e diretta ma debbono inserirsi e si devono presentare in modo graduale. Chomsky ci invita ad osservare attentamente la realtà e il mondo. Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da diversi decenni, è facile accorgersi che l’umanità sta subendo una deriva che in quanto lenta, consente alle persone pian piano di abituarsi e di digerire persino le peggiori nefandezze. Una marea di cose che secondo Chomsky avrebbero fatto inorridire l’intero genere umano quarant’anni fa, adesso sono diventate banali, disturbano leggermente, lasciando le persone, cosa molto grave, totalmente indifferenti.

È impossibile non riflettere, alla luce di questa teoria, sull’attuale situazione che l’essere umano sta affrontando con l’avvento del Sars Covid 19, il quale ha contribuito, analizzando la questione, con Chomsky, esclusivamente dal punto di vista politico, a tutta una serie di privazioni, abusi, soprusi, limitazioni spaventose, minacce, intimidazioni e quant’altro, nei confronti degli individui. Tutto questo in nome della scienza. Lascio al lettore la forza e la volontà di intravedere in queste parole un’attinenza (qualora la ravvisi) e una corrispondenza (qualora la riscontri) con attuale scenario del biennio 2020-2021.

Personalmente ritengo che la visone di Chomsky oltre che profetica, sia onestissima, lucida, obiettiva e drammaticamente pertinente. Vi lascio con le sue parole, le quali non sono state mai poste al centro di nessun odierno dibattito democratico, civile e teso al dialogo, quando sarebbero dovute essere il punto di partenza per qualsiasi discussione. Questo la dice tutta sulla qualità dell’attuale confronto politico. Lascio a voi la valutazione definitiva circa il loro contenuto e la loro inerenza. Non credo sia necessario dilungarsi oltre. Aggiungo solo questo: Chomsky diede alle stampe Media e potere nel 2014 ma quest’estratto sembra scritto ieri.

“In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza e alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute”

“ I foschi presagi annunciati per il futuro, anziché suscitare delle reazioni e delle misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente il popolo ad accettare le condizioni di vita decadenti, perfino drammatiche. Il permanente ingozzamento di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non riescono più a discernere, a pensare con la loro testa”


[1] Alle famose dieci regole per il controllo sociale di Chomsky dedicherò un apposito articolo, nelle prossime settimane, soffermandomi su alcune di esse.