Essenza della religione è un testo scritto nel 1845 dal filosofo tedesco Ludwig Feuerbach (1804 –1872).

Si tratta di un’opera molto importante nel dibattito sorto in seno alla sinistra hegeliana che collocherà Feuerbach come il maggiore esponente di questa corrente. Il filosofo della baviera elabora una filosofia della religione su basi decisamente materialistiche e sia Essenza della religione, così come Essenza del cristianesimo sono due testi che hanno avuto una larghissima risonanza e costituiscono un punto di riferimento imprescindibile nel dibattito filosofico che nasce in seno all’ateismo.

Essenza della religione inaugura una nuova fase della ricerca religiosa di Feuerbach, che rivede e ridisegna la posizione del cristianesimo all’interno del più vasto orizzonte delle religioni primitive e dell’antichità classica. È un testo che costituisce un importante documento della critica della religione in genere, perché ha il pregio di porre un dilemma filosofico di ampia portata, individuando la radice della religione nel sentimento di dipendenza dalla natura, ovvero da tutto ciò che circonda l’uomo. Questo sentimento di dipendenza, che possiamo chiamare anche di finitudine, è visto inoltre come il nucleo di quella verità ineliminabile della religione.

Siamo situati all’interno della natura; e dovrebbe esser posto fuori di essa il nostro inizio, la nostra origine? Viviamo nella natura, con la natura, della natura e dovremmo tuttavia non esser derivati da essa?

 

La natura e il sentimento di dipendenza

Tralasciando gli aspetti biografici e storici che faranno di Feuerbach un critico delle filosofia hegeliana, non si può tuttavia non mettere l’accento sul fatto che è proprio questo il punto di partenza per avviarci a comprendere, anche solo per sommi capi, quelli che sono i tratti caratteristici del suo pensiero e che si riversano in buona parte nel testo in questione.

Essenza della religione si apre con una considerazione chiara e decisiva:

Il sentimento di dipendenza dell’uomo è il fondamento della religione […] l’oggetto di questo sentimento di dipendenza è la natura. È la natura il primo, l’originario oggetto della religione

Con queste righe l’autore genera il connubio indissolubile uomo – natura – religione perché all’inizio della storia del genere umano, così come agli albori di ogni vita che inizia il suo percorso, la prima realtà tangibile è la natura; una natura tutt’altro che docile. L’uomo viene gettato inizialmente in una dimensione a lui non consona e non ideale. Esso dipende totalmente dalle condizioni dell’ambiente che lo accolgono: aria, luce, terra, acqua diventano subito essenziali e indispensabili. Sono questi elementi gli oggetti a cui per primo viene prestato culto, proprio perché l’uomo riconosce di non poterne fare a meno.

La natura, benché non veda, non per questo è cieca; benché non viva, non per questo è morta, e anche se non forma sulla base di progetti, non per questo le sue formazioni sono casuali

Secondo Feuerbach col passare dei secoli, con gli eventi che forgiano individui e plasmano società, con il formarsi della cultura, del mito, della consapevolezza umana, del proprio ruolo e della propria essenza, gli attributi divini, inizialmente affibbiati alla natura, vengono riferiti successivamente ad un ente personale e si identificano col Dio creatore di tutte le cose. La religione dunque non è innata nell’uomo, ma scaturisce, come abbiamo sottolineato, da un sentimento di dipendenza.

Feuerbach afferma nelle pagine successive del testo (composto da cinquantacinque aforismi), che nel credere che Dio abbia esistenza fuori dal cuore e dalla ragione umana, l’uomo non pensa altro che alla natura, “la cui esistenza non si appoggia all’esistenza dell’uomo né tantomeno alle ragioni dell’intelletto e del cuore umano”. Essenza della religione è un continuo gravitare  su questa associazione Dio-Natura, su questa eterna dipendenza, sull’angosciosa presa d’atto della finitudine umana. Per Feuerbach, Dio non è un ente morale e spirituale ma soltanto naturale. Da queste premesse il filosofo conduce una precisa analisi che sviluppa attraverso un sintetico ma poderosissimo ragionamento.

Il desiderio è l’origine, è l’essenza stessa della religione; l’essenza degli dei non è altro che l’essenza del desiderio. Gli dei sono enti sovraumani e soprannaturali; ma forse non sono anche i desideri enti sovraumani e soprannaturali?

Dal nucleo essenziale dell’opera Feuerbach farà emergere una serie di considerazioni che culmineranno nell’affermazione che la religione trae la sua propria origine dalla proiezione rovesciata dei limiti umani. L’uomo crede in una divinità eterna ed onnipotente perché lui non è né eterno né tantomeno onnipotente, bensì mortale e imperfetto e vorrebbe non esserlo; l’uomo è limitato nelle sue potenzialità e vorrebbe essere chiaramente più potente. È l’uomo che pone ordine ai fenomeni, che ha come desiderio quello di controllare la natura, una natura dalla quale esso dipende totalmente.

Qui si cela una grande assurdità secondo Feuerbach: voler controllare ciò da cui si dipende. Voler controllare ma anche voler trasformare la natura. Feuerbach rimprovera severamente l’uomo (durissime sono le pagine di critica ai razionalisti nella seconda parte del testo), perché è necessario concedere un’autonomia alla natura che non può in nessun modo e per nessun motivo essere riducibile alla sensibilità umana. L’uomo, secondo il filosofo tedesco, deve capire che la natura non si muove e non si muoverà mai secondo i principi con i quali l’uomo organizza razionalmente la propria vita. La natura è completamente indifferente ai desideri e ai sentimenti umani e mantiene e vivifica un suo volto oscuro e minaccioso. Cosa può fare dunque l’uomo? Può soltanto spiare la natura, osservarla, descriverla, cercare di scoprire in che modo utilizzare parte delle sue forze e della sua potenza per i propri fini.

La natura non è soltanto l’oggetto primo e originario della religione, essa ne è anche lo stabile principio e il sottofondo permanente

Ma l’uomo può davvero fare a meno della religione? Può rinunciare al conforto divino? Può pensare di non essere “osservato” da nessuno e privarsi di questa insostituibile forma di consolazione? Per Feuerbach sì, e l’unico modo per  liberarsi dalla religione è riconciliarsi proprio con la natura: riconoscere la natura come elemento irriducibilmente diverso dal mondo dei sentimenti e dal mondo dei desideri e della volontà umana. Da qui ne deriva l’esaltazione dello spirito dei greci che “non volevano vivere eternamente ma soltanto invecchiare e no non morire, non in senso assoluto, ma soltanto non morire adesso, nel fiore degli anni”. Per questo i greci, con la loro stupefacente e straordinaria cultura, avevano dèi limitati: “quali i desideri degli uomini, tali sono i loro dèi”. Un’affermazione forte, fonte di riflessione.

Dunque in definitiva, ad un’attenta e profonda lettura del testo, possiamo certamente affermare che esso si divincola dalle maglie di un’opera statica e irremovibilmente atea, ma credo che il messaggio che Feuerbach aspiri a lanciare nell’Essenza della religione voglia sottolineare come l’essenza della religione si manifesti limpidamente non solo in una naturale e arcaica forma di antropomorfismo, ma che muovendosi da queste premesse, si trasformi in maniera graduale, con il bagaglio evolutivo che si accompagna a questo processo, in una sorta di trasfigurazione del divino che si riduce purtroppo al misero e limitato desiderio umano di assecondare e di appagare i proprio bramosi propositi, che investono ciecamente anche la natura e l’essenza di Dio, qualunque essa sia.

 

L’ opera di Feuerbach ha dato vita ad una serie di svariati scritti che offrono un’analisi dettagliata di questa tematica e di come è stata affrontata dal filosofo, con spunti critici e riflessioni degne di nota. Segnaliamo Teologia ed esperienza religiosa in Feuerbach di U. Perone; Origine e figure del processo teogonico in Feuerbach, di G. Severino; Feuerbach e la natura non umana, di F. Tomasoni e Feuerbach e il miracolo di N. Negretti.

Per quel che concerne Essenza della religione si consiglia l’edizione economica Laterza, curata da Carlo Ascheri e Claudio Cesa.