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Osho – Essere se stessi. La percezione della Verità e la volontà di trascendere

Essere se stessi è una raccolta pubblicata dalla casa editrice De Vecchi, frutto della trascrizione di alcuni dei discorsi spontanei di Osho, tenuti di fronte a un pubblico di uditori. In questa raccolta composta da sei densissimi capitoli, ognuno dei quali racchiude una tematica che per importanza e profondità potrebbe rimandare ad altrettante opere e trattazioni, Osho, con uno stile visionario, puro e intimo, conduce il lettore al mistero della vita e della sua intrinseca contraddittorietà, interpretando il mistico Kabir e riflettendo attorno ad argomenti religiosi e spirituali.

Quello di Osho è un invito a vivere intensamente l’esperienza della vita, al di fuori da schemi, costrizioni, dogmi e orientamenti, ed esercitare la consapevolezza applicandola a tutti gli aspetti della vita quotidiana. Un’arte della meditazione che si avvale di tecniche ideate dallo stesso Maestro e che attraverso un’attenta analisi ci offre la via per la trasformazione e la piena realizzazione di se stessi, nonché tutti gli elementi necessari per la ricerca della propria personale verità.  

Osho, maestro di Realtà.

Osho è un maestro di Realtà, come pochi ce ne sono stati nel corso degli ultimi secoli. Colpisce nel sito italiano a lui dedicato, osho.it, la frase di apertura che accoglie il visitatore della pagina. “OSHO. Mai nato, mai morto, ha solo visitato questo pianeta Terra dall’undici dicembre 1931 al 19 gennaio 1990”. Non poteva esserci frase migliore per presentare questa straordinaria figura di mistico che ha dedicato la sua intera esistenza al risveglio e alla consapevolezza, sgretolando tutta una serie di stereotipi e convenzioni (come il valore e la concezione di nascita e morte per esempio) tipici dell’Occidente.

Molti non sanno che Osho è stato professore di filosofia per alcuni anni. Aveva già vissuto l’esperienza mistica dell’illuminazione e grazie alla filosofia riuscì a comprenderla e a sistematizzarla. Dopo di che però si liberò di qualunque impegno legato all’insegnamento; abbandonò la carriera accademica e decise di girare il mondo come maestro spirituale. Le sue posizioni anticonformiste suscitarono evidenti reazioni. Un’anima così evoluta non poteva che generare non poche controversie. Libero da qualsiasi appartenenza non solo di tipo religiosa, culturale, politica ma anche etnica, egli si dedicò a ricondurre gli esseri umani alla piena responsabilità di se stessi, nonché al vero destino a cui tutti siamo chiamati, in quanto specie che si pone come il punto culminante dove l’universo prende coscienza di sé.

Ideatore di tecniche e metodi di meditazione unici nel loro genere, accolti con fervore da coloro che decidono di prendere coscienza di sé per davvero, ha avviato una rivoluzione senza precedenti, respingendo qualsiasi tipo di credenza altrui e costruendo un’incredibile riflessione interiore, che proiettata verso una ricerca folle delle verità, lo ha prima portato all’illuminazione poi al desiderio di condivisione di essere parte del Tutto.

Nei suoi discorsi affrontò con incredibile precisione e coerenza ogni aspetto dell’animo umano, esprimendo sempre la sua volontà di restare fuori da qualsiasi tradizione e di non voler essere associato a nessun dogma. Il suo messaggio non è una dottrina, né una filosofia, ma rappresenta una conoscenza della trasformazione incentrata sulla qualità fondamentale dell’amore dal quale tutto dipende e a cui tutto si riconduce. Osho stesso disse che dopo l’illuminazione non esiste nessuna biografia. Tutto è silenzio perché tutto è eternità.

In Essere se stessi Osho affronta grandi tematiche: il trascendere, il Tutto, la verità, la libertà. L’elemento centrale di questa mia riflessione sul testo è tuttavia teso a mettere in evidenza l’aspetto filosofico della critica avanzata da Osho nei confronti della religione, sull’interpretazione di Kabir, ma non solo, e di conseguenza anche sulla rilettura del concetto di religiosità. Un tema questo evidentemente molto importante per Osho, che si dispiegherà per diverse pagine, coinvolgendo in modo più o meno marcato i primi quattro capitoli. Da qui scaturisce una presa di posizione decisa, con delle notevoli implicazioni anche dal punto di vista della relazione dell’uomo col divino.

Essere se stessi. La percezione della verità e il senso del trascendere: oltre la religione, la tradizione e il rituale

Nella raccolta Essere se stessi Osho affronta il grande tema di come si diventa se stessi e di come quella che dovrebbe essere la cosa più facile del mondo, ossia essere ciò che si è, effettivamente non si presenta tale. Essere se stessi è naturale, ma la società non ci permette di farci assumere questo ruolo. Ci sono spinte esterne che destabilizzano l’essere umano da questo intento semplice e determinante. Spinte che conducono le persone ad essere false, ipocrite. Le persone vere, le persone reali, sono pericolose proprio perché sono ribelli. È sufficiente guardarsi attorno per capire quanto la stragrande maggioranza delle persone oggi siano non solo lontane dall’essere se stesse, ma lontane anche da qualsiasi forma di ribellione che le riconduca alla loro vera natura.

Come accennato, Kabir (1440-1518), poeta e mistico indiano, assume in quest’opera un ruolo importante. Interlocutore privilegiato di Osho, dispensa aforismi che frantumano ogni nostra concezione e parvenza di certezza. Nel corso delle pagine si dispiega una riflessione che raggiunge passaggi filosofici notevoli, con Kabir che annuncia e Osho che magistralmente interpreta il detto in questione, cogliendo sempre il cuore concettuale di quanto esternato.

“Kabir dice: io non sono un devoto, né un ateo […] può voler dire che devi trascendere: così andresti al di là della religione e dell’irreligiosità. Le due cose sembrano simili invece esiste una differenza enorme. Quando Kabir dice io non sono un devoto, né un ateo sta affermando: io sono andato al di la della dualità”

In questo breve passaggio si può notare l’importanza tanto dell’enunciato quanto dell’interpretazione. Si tratta di un invito di fondamentale importanza perché racchiude un concetto filosofico potentissimo che è quello dell’Uno, dell’unità, del Tutto Uno. Il duale secondo i due maestri non esiste ed è frutto dei malsani insegnamenti che il genere umano ha avuto nel corso dei secoli.

Poi c’è l’invito al trascendere. Anche questo, senza dubbio, un grande insegnamento. Non è necessario che una persona religiosa, scrive Osho, debba stare in un tempio o in una chiesa. Ovunque si trovi è in un tempio. Né ha bisogno di pregare in maniera formale, seguendo un rituale, perché qualunque cosa farà, quella è la sua preghiera. Sia che faccia, sia che non faccia egli è in preghiera. In generale la religione porta a pensare in termini di ricompensa e di punizione ma dirà Osho:

una vera persona di comprensione non pensa mai in termini di ricompensa e punizione; non pensa affatto in un ottica futura. La vita è quieora; conosce solo due cose: il qui e l’adesso… e non si tratta affatto di due entità, sono parte di un  unico fenomeno: il quieora. Vive qui e ora. Le persone che vivono nel futuro creano l’inferno e il paradiso: dall’avidità il paradiso, dalla paura l’inferno

Ecco il senso del trascendere per Osho. Andare oltre queste costruzioni e credenze, dove non è necessario pregare ed essere devoti, costruire insensati simbolismi legati a premi e punizioni, tutte forme che generano sempre distinzione tra soggetto e oggetto, tra colui che conosce e le cose conosciute, tra colui che adora e l’entità adorata, tra dimensioni di ricompensa e altre di punizione. Qui si cela il duale, ma è nell’Assoluto trascendentale che ci si unisce in modo viscerale al Tutto.

L’invito ad andare oltre la dualità e al dualismo è complesso da recepire perché prevede che si scardini un portato di credenze che potrebbero gettare nell’abisso  coloro i quali decidano di avviarsi verso la consapevolezza. Certi luoghi comuni sono funzionali allo stare nel mondo, più o meno in sintonia con se stessi e con gli altri. Ma la Verità è tutta un’altra cosa. Esa appartiene al trascendente. Ci si deve attrezzare per trasformarsi. Cambiare paradigma, rinunciare ad una forma di pensiero ritenuta corretta e valida, uscire da uno schematismo linguistico e intellettivo di un certo tipo è sicuramente una prova non da poco. Insomma addentrarsi nel proprio essere non è inizialmente semplice.

Per Osho la vera religione non è nel rituale né nei testi sacri. Scriverà che l’unica scrittura è riconducibile a un Maestro vivente. La religione non esiste all’interno della tradizione, non esiste all’interno del rituale e non è racchiusa nella scrittura. Essa si dispiega solo se si è in comunione con un Maestro vivente e quando qualcosa nasce all’interno dell’animo umano, ecco quello è vero. Per Osho dunque la vera religione è entrare in sintonia col Tutto, innamorasi del Tutto e fondersi in un’assoluta comunione col Tutto.

Da questa concezione è evidente che la vera religione non può che essere individuale. Lungi da essere un fenomeno sociale, va ricercata in prima persona. È chiaro che la religione come comunemente la si intende ha esclusivamente una valenza e un’importanza sociale, di coesione sociale e di cementificazione dei rapporti nella collettività. Ma Osho parla di vera religione qui, ponendo sempre l’accento sul concetto della verità che si svincola da categorizzazioni e inquadramenti di ogni genere.

La Verità, ribadisce, è una questione privata ed è impossibile, alla luce di quanto emerso nel testo, non riallacciarsi al pensiero socratico. Socrate col suo “conosci te stesso” invitava proprio a perseguire la strada della conoscenza per liberare in senso maieutico la propria verità, unica ed esclusiva, come unico ed esclusivo è ogni individuo. È evidente che la verità preconfezionata dalla religione, qualunque essa sia (l’istituzione religiosa e la verità che intende far apprendere al fedele), non ha niente a che vedere con la Verità assoluta. La verità non può essere insegnata come fa la religione, ma può essere solo percepita. Questo nuovo senso di religiosità, sempre sugli inviti lapidari e contemplativi di Kabir, si sussegue in maniera sublime. Le pagine scorrono senza che ci si renda conto. Osho si rivolge al lettore con un posarsi sull’anima.

Per quanto riguarda Dio, per Osho non è così irraggiungibile e non c’è bisogno di nessuno che ci guidi e che ci conduca da lui:

Di fatto non è necessario alcun medium: Dio è alla tua portata, è sufficiente che tu lo affermi. Non è necessario alcun intermediario. Dio è accessibile immediatamente

Il richiamo è all’affermazione del divino dentro di sé in modo autonomo e involontario. Il rapporto con Dio è un rapporto diretto, senza intermediari, negoziatori o intercessori. L’invito a riallacciare un rapporto diretto col divino, una volta che esso si dispiega nell’animo umano, viene ribadito più volte. I mediatori sono inutili e sono scarsamente interessati al fedele. La relazione con Dio non necessita di nessuno che si interponga e che faccia da tramite.

Dio è il Tutto, inizia a fluire verso l’uomo spontaneamente senza l’intercessione di nessun ente terzo, perché non esiste solo all’esterno. Secondo Osho se esistesse all’esterno l’uomo allora avrebbe bisogno di qualcuno capace di condurlo al suo cospetto ma il Maestro ha già sottolineato come nella logica del Tutto e dell’Unità la distinzione tra dimensione interiore e dimensione esteriore è falsa. Nel momento in cui l’essere umano riconosce che un singolo raggio divino lo sta penetrando, allora arriverà a comprendere tutto ciò che c’è da conoscere.

Se percepisci ciò che è all’interno allora comprendi la sfera esteriore. E ciò che è conosciuto all’esterno, viene compreso anche in ciò che c’è all’interno

Osho sta invitando il lettore a decondizionarsi. Un passaggio nevralgico nella propria evoluzione interiore. Decondizionarsi significa lasciar cadere ogni cultura, qualsiasi civiltà, la religione, le sette, le teologie, le filosofie, per essere semplicemente semplice, nuovamente bambino. Il cristiano, se abbandona il suo essere cristiano può trovare di nuovo amore per il Cristo fino a giungere al paradosso che le persone realmente religiose sono quelle del tutto prive di religione.

“Come i fiumi scorrono, senza sapere dove stanno andando, e tuttavia raggiungono l’oceano; ognuno di noi troverà la sua via verso Dio, se non è stato ostacolato dai preti e non viene impedito dalle religioni”

Osho è diretto. Va al cuore della questione. I preti (da intendere in senso ampio come qualsiasi funzionario religioso che riveste una carica precisa) sono un ostacolo, e le religioni istituzionalizzate con i loro ferrei dogmatismi rappresentano una forma di impedimento. Ostacolo e impedimento verso la dispiegazione della vera spiritualità individuale che carattarezza l’intima essenza e la parte più profonda di ogni essere umano. Senza questi ostacoli ed impedimenti istituzionali, allora ci si potrà veramente avviare verso una nuova forma di religiosità e di spiritualità. Per fare questo occorre tanta volontà, forza d’animo, esercizio continuo, desiderio di cambiare e di evolvere, perseveranza, elevata capacità introspettiva e di riflessione su se stessi e sul proprio pensiero, e tanto altro ancora. Tutti però possono arrivare a questo. Ognuno dentro di sé sa benissimo quando giunge il momento di assumere il pieno controllo della propria esistenza terrena.

La discriminante tra la religiosità originale invocata da Osho e il dogmatismo religioso che imperversa ovunque, soprattutto in Occidente, è da questi ben tracciato. Il livello argomentativo col quale egli contrappone alla religione istituzionale una religiosità soggettiva, pura, intima e direttamente legata al divino, meriterebbe approfondimenti ulteriori, ma ritengo che ogni lettore sia in grado, anche grazie a questi pochi accenni di accostarsi alle stimolanti riflessioni presenti nel testo in maniera adeguata. Gli elementi proposti sono pensieri che ho ritenuto essere centrali in questa raccolta e ho deciso di evidenziarli perchè credo rappresentino un ottimo avvio alla lettura.

L’invito è quello di percorrere per intero questa preziosa opera o qualsiasi altro scritto di Osho. Se si vuole restare su questa tematica consiglio la raccolta Ricominciare da sé, mentre sul tema dell’amore l’invito è quello di dirigersi sul testo Amore e libertà. Altri due eccellenti viaggi per penetrare sempre più a fondo il proprio essere.