Quando Boezio (475/477 – 524/526) scrive La consolazione della filosofia (De consolatione philosophiae)  si trova rinchiuso nel carcere di Pavia, accusato di ordire un complotto ai danni dell’imperatore goto Teodorico. Imprigionato con le accuse di tradimento, sacrilegio e magia, Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, (noto come Boezio), filosofo, grande esponete della cultura dell’epoca, nonché console e senatore romano sotto il regno goto–romano, fu costretto a trascorrere così la restante parte della sua vita e a subire infine un’ingiusta condanna.

Da terrene aure ingigantito, s’accresce a dismisura il doloroso affanno

La consolazione della filosofia, la sua opera più famosa e celebrata, trova origine dunque in un contesto di grande sofferenza, di assoluto travaglio e patimento, composta nel periodo più difficile e tragico della sua vita. Alla fine del processo, nel 525, il filosofo venne ucciso per ordine di Teodorico. Verrà condannato a morte per un crimine non commesso. Ma Boezio già sapeva in cuor suo che l’epilogo sarebbe stato quello e da grande filosofo quale era, meditò di scrivere quest’ultima opera, come lascito alle generazioni future. Egli decide dunque di rifugiarsi nella filosofia.

Questo stupendo libro è l’ultimo atto di amore di un grande pensatore nei confronti della madre di tutte le discipline: la filosofia. La consolazione della filosofia, che possiamo definire un trattato in prosa e in versi, non è un testo erudito, ma una pregevole meditazione, molto intima, rivolta esclusivamente a se stesso, attraverso la quale Boezio riesce magistralmente a far intrecciare la filosofia con la vita nel modo più autentico e più compiuto. Si tratta certamente di un testo universale, perché mette a fuoco i problemi essenziali del pensiero umano, con il nobile intento di dare un senso alla vita, allorché ci si trova dinnanzi l’incombere della morte.

La consolazione della filosofia è un grande classico del pensiero. Un libro influente, conosciuto e molto apprezzato da lettori illustri in ogni epoca. È stato un manuale scolastico e un grande libro di edificazione spirituale che ha esercitato un’enorme influenza sia sul pensiero filosofico che sulla spiritualità del medioevo. Il fine della vita, il destino umano, le vicissitudini di un’esistenza, prendono forma in quello che possiamo definire un vero e proprio canto di prigionia.

Protagonista assoluta del libro è dunque la filosofia stessa, che si manifesta a Boezio sotto l’aspetto di una donna, bella e vigorosa, affascinante e solenne, “dagli occhi sfolgoranti e penetranti, oltre la comune capacità degli uomini”, ma con le vesti lacerate a causa delle liti tra le tante diversificate correnti di pensiero che nel tempo si sono alternate. Magnifica la metafora usata da Boezio riferita a coloro che lacerando le vesti della filosofia e staccatene dei brandelli se andarono, ciascuno convinto d’averla portata interamente con sé. La filosofia è una personificazione di chiara derivazione platonica. In una mano teneva dei libri, nell’altra uno scettro e il filosofo la equipara alla sapienza. Il linguaggio della filosofia è molto ricercato e decisamente solenne:

Allorché ti vidi mesto e lacrimoso, subito compresi che eri infelice ed esule; ma non avrei mai saputo quanto fosse remoto il tuo esilio se le tue parole non me lo avessero rivelato. Ti sei smarrito. Ti sei piuttosto scacciato da te stesso

Su queste vesti lacerate si intravedono però dei ricami raffiguranti due lettere (theta e pi greco), che sono simbolo delle due branche fondamentali del sapere utile all’uomo: la filosofia teoretica e la filosofia pratica.  Si tratta di una consolatio non nel senso classico della parola ma la possiamo definire come una sorta di protreptikos, ovvero un’esortazione. Il testo è composto da cinque libri. La Filosofia inizia col ricordare a Boezio che ciò che egli sta vivendo lo vive proprio in quanto filosofo: è infatti, tipica dei veri discepoli della filosofia, la tendenza a dispiacere ai perversi. Situazioni più o meno analoghe alla sua sono state vissute da uomini altrettanto illustri e tra questi la Filosofia ricorda Socrate e lo stesso Seneca, due grandi martiri della filosofia. Ma anche Platone, Anassagora, Zenone.

Il primo libro è un componimento in versi mentre nel secondo libro la filosofia esorta Boezio a rassegnarsi alle vicissitudini della fortuna. L’argomentazione si fa più seria e articolata nel terzo libro, dove la filosofia introduce una terapia più efficace e si affronta il problema del bene, tematica ampliata e affrontata anche nel quarto libro. Qui il livello di riflessione diventa ancora più profondo per sfociare infine nel problema del libero arbitrio e della prescienza divina, tematiche centrali dell’ultimo libro.

 

Il problema del cristianesimo in Boezio e il grande messaggio dell’opera

Tutti i critici e gli storici di filosofia sono pressoché concordi nel ritenere che Boezio sia un autore cristiano. La tesi di un Boezio filosofo pagano è difficilmente sostenibile. La questione però che va menzionata riguarda il fatto che nella Consolazione della filosofia gli elementi cristiani sono del tutto assenti. Le citazioni bibliche sono vaghe e sporadiche. Non compare il nome di Cristo ed il Dio di Boezio è più prossimo al Dio astratto dei filosofi che non al Dio personale dei cristiani. Tuttavia se mancano gli elementi cristiani, nel testo non compaiono affatto elementi pagani.

Si fa fatica a rinvenire nella Consolazione della filosofia elementi contrari alla fede cristiana. Allora perché Boezio esclude dal testo elementi riconducibili al cristianesimo? Probabilmente perché Boezio intendeva lasciare ai posteri soprattutto un testamento che fosse filosofico. Egli era in primo luogo un filosofo, per vocazione e per predilezione. Si chiede quale deve essere il compito e quale valore si deve attribuire oggi alla filosofia, nella strenua difesa del sapere, di quel desiderio costante e perenne di ambire alla saggezza che da sempre ha caratterizzato la sua vita.

La filosofia, che fa della ricerca imperterrita e costante della verità, la sua essenza e il suo più alto compito, era la sola capace di restare in piedi mentre una dopo l’altra cadevano tutte le altre certezze. Le credenze, i sogni e le aspettative di un’intera vita. È doveroso ricordare come sia la filosofia a dimostrare quanto siano caduchi e inconsistenti i beni materiali, gli onori, le cariche, la potenza e tutto quello che concorre ad ingannare l’uomo. Questi sono tutti beni che si lasciano con la morte. Il vero bene, la vera felicità si trova da un’altra parte. Il vero Bene per Boezio è Dio.

I vari beni isolati  e scollegati non condurranno mai a nessuna felicità, anzi spesso sono loro la causa di molteplici dispiaceri e dolori. La felicità è Dio; in lui dimora. Quella è la direzione verso la quale bisogna volgere lo sguardo. Dio quindi come Sommo Bene, verso cui dobbiamo indirizzarci per una vita felice. È evidente che siamo in una dimensione pienamente cristiana che però deve moltissimo alla tradizione platonica.

“L’eternità divina è possesso perfetto e del tutto simultaneo di una vita senza fine, in cui tutti gli eventi, si dispiegano in un’unica visione, senza che ciò implichi la loro determinazione necessaria per opera di Dio”. Tale riflessione che Boezio porta avanti può essere intesa come il tentativo di sintesi fra la previdenza (πρόνοια) neoplatonica e la provvidenza cristiana che avrà un ruolo fondamentale nei dibattiti medievali. Ci troviamo davanti ad una forma di cristianesimo autentica e pura, non ancora contaminata da tutta quell’impalcatura ideologica e istituzionale che ne ha svuotato col passare dei secoli la propria natura, il proprio fine e la sua vera essenza.

Boezio è un grande maestro. Un uomo che ha vissuto intensamente la propria vita e che in punto di morte è riuscito a fare un bilancio con estrema lucidità. Qualcuno si è chiesto perché Boezio contempla e cerca consolazione nella Filosofia e non in Dio, trovandosi in punto di morte. La filosofia serve per insegnare, per dirigerci verso la conoscenza. Ma anche Dio può farlo. Ed egli sceglie di farlo attraverso la maestosità e la grandiosità della filosofia. Secondo Boezio Dio ci parla attraverso la filosofia, cha a conti fatti, risulta essere il miglior messaggero che esiste, perché ci insegna a ragionare, ci addestra  a vivere, e soprattutto ci educa anche a morire. Cosa poteva incontrare Boezio in punto di morte se non la filosofia?

Grande testo e grande analisi, utilissima ancora oggi, per capire come alla fine, la strada maestra nelle esistenze degli esseri umani, la segna la filosofia. Disciplina eccelsa, la cui magnificenza non teme confronti, capace di insegnare, di aprire le menti, di condurre in porto tante vite, e anche, come nel caso di Boezio, di consolare in punto di morte.